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Milan-Catania (1-1): pagelle

ANDUJAR 6. Quando dopo pochi minuti si trova dinanzi Inzaghi che tutto solo la sparacchia in curva avrà avuto il presagio di una serata da super lavoro. Invece a parte un bell’intervento basso su Seedorf sottomisura deve compiere solo normale amministrazione e niente più. Nulla da fare sul gol.

POTENZA 6,5. Per la seconda volta consecutiva titolare non sfigura, anzi. Ha uno dei clienti più ostici del campionato, quel Ronaldinho sempre temibile per il solo fatto che gioca solo in quei dieci metri di campo e mette palloni in mezzo a ripetizione. Molto bene nel primo tempo, dove si permette anche il lusso di una discesa con tanto di dribbling secco in area e tiro in porta ad impegnare Abbiati. Passa tutta la ripresa in affanno perché gli avversari hanno l’obbligo di vincere, ma resiste. Esce esausto gli ultimi sgoccioli di gara.

SILVESTRE 7. Torna granitico e sicuro, sollecitato da una serata che si sapeva sarebbe stata molto impegnativa. Regge più che bene l’urto dell’esperienza di Inzaghi e del fisico ed irruenza di Ibrahimovic, non perdendo mai lucidità e decisione nelle chiusure. Un suo colpo di testa rischia di spezzare la schiena agli impacciati avversari, quando si era già in vantaggio di un gol e molto di più in termini di fiducia.

SPOLLI 7. Conferma la buona prova col Parma, e sollecitato più spesso non perde nulla in lucidità e sicurezza. Chiude quando deve, si alterna con Silvestre nelle marcature a turno di Ibra ed Inzaghi. La constatazione semplice è che non lo si vede mai in affanno. Semmai erano evitabili un paio di giocate all’indietro che lo hanno messo nelle condizioni di poter solo sparacchiare alla viva il parroco.

CAPUANO 8. E’ evidente e lecita l’esaltazione per quella prodezza incredibile. Ma in quel voto che riconosco improponibile c’è tutto quello che si merita un terzino capace di azzeccare il tiro della carriera alla Scala del calcio contro un avversario pluridecorato e pluriesaltato dai media nazionali. Miracolo a parte, la prestazione è comunque stata di spessore, specie per qualche discesa in sicurezza fatta per allungare la squadra e concedere respiro. Conferma di stare meglio di tanti altri compagni. Peccato per quel centimetro di piede che tiene in gioco Inzaghi sul gol. Anche sul gol divorato all’inizio da Pippo l’ultimo a salire era stato lui.

CARBONI 6. Fa legna e randella così come gli commissiona Giampaolo. Non deve far altro e lui esegue. Contribuisce a creare quel groviglio in mezzo in cui gli avversari si imbrigliano decine e decine di volte, soprattutto nel primo tempo. Un leggero e fisiologico calo fisico lo toglie dalla mischia nelle battute conclusive.
IZCO 6,5. La gara ha assunto caratteristiche a lui congeniali. Meglio coprire e ripartire piuttosto che impostare. Preferito a Gomez per garantire più copertura e pronti raddoppi dal lato di Ronaldinho (quello che non era riuscito per nulla a fare contro il Parma) stavolta non delude nei compiti. Almeno il primo tempo è buono, poi con tutto il reparto segue l’inerzia di un’eccessivo abbassamento nella ripresa e soffre.

BIAGIANTI 6. Nella muraglia centrale rossazzurra ha quasi ed esclusivamente compiti di copertura. Pochissime le licenze che si concede dalla linea mediana in su. Il suo è un operato più che apprezzabile, che spesso e volentieri riesce a tamponare il dinamismo di un Boateng inutilmente elogiato dalle telecronache televisive. Un’ammonizione che forse non ci stava, tanta grinta e pedalare.

RICCHIUTI 7. Riecco per i consueti 50/55 minuti l’Adrian indispensabile della stagione scorsa. Riabilitato in un ruolo che lo vede partire un po’ più dietro, ronza fastidiosamente e soprattutto velocemente in mezzo alla pachidermica lentezza di centrocampo rossonera. Non può dunque che creare grattacapi, e se avesse messo dentro il contropiede orchestrato da Mascara avrebbe ripetuto in tutto e per tutto l’eroica prestazione di un anno fa sempre col Milan. La sua uscita dal campo concide con la definitiva rinuncia a far male. Fine delle accelerazioni in mezzo, fine dei movimenti senza palla e delle verticalizzazioni. Indispensabile.

MASCARA 6. E’ tutta frutto dell’abnegazione e del sacrificio questa abbondante sufficienza. Non poteva che farlo Peppe in una serata di passione come questa. Ma la lucidità nelle giocate offensive è venuta inesorabilmente a mancare. Mi è sembrato l’emblema di un’intera squadra, enormemente volitiva nel difendersi ad oltranza, intimorita al solo pensiero di poter far male e mettere k.o uno squadrone che è apparso tutto fuorchè stratosferico.

MAXI LOPEZ 6. D’incoraggiamento e non solo. Perché ha lasciato intravedere a distanza di una settimana confortanti passi in avanti. Molte più sponde portate a termine, giocate utili ed un paio di percussioni con la palla incollata al piede parenti strette delle meraviglie ammirate fino a pochi mesi fa. Ad inizio gara ha pure l’occasione giusta per la stoccata a rete, ma gli manca l’attimo e la cattiveria da rapace qual è. Arriverà, e non è lontanissimo.

*LEDESMA 6. Prende il posto di Ricchiuti ma non ha ad oggi capacità per interpretare il ruolo allo stesso modo. Serve più che altro a fare densità e coprire in attesa dell’assalto avversario del secondo tempo. Tiene palla e la fa girare, con i suoi tempi. Non verticalizza mai.

*DELVECCHIO 6. Dentro nel finale al posto di Carboni. Forze fresche per resistere e, quando possibile, tenere per qualche secondo la palla alta e lontana da ogni patema.

*ALVAREZ s.v. Nel finale al posto di un esausto Potenza.

All. GIAMPAOLO 7. Ha deliberatamente ottenuto ciò che voleva. Il voto per me è la media tra l’8 pieno della prima frazione e il 6 stentato della seconda. L’eterno dubbio è e sarà sempre: ma non si poteva rischiare un pizzico di più (Gomez) e sfruttare la lentezza dei giocolieri milanisti per “battezzarli” come si poteva nella ripresa e farli capitolare? Più vedevo la partita e più mi convincevo di questo. Ma i cambi fatti in successione dal mister hanno sistematicamente smontato i miei sogni. L’obiettivo chiaro, dopo non aver capitalizzato per un paio di volte il colpo del k.o nel primo tempo, era quello di difendersi e svegliarsi domattina sapendo di aver preso un punto contro Ibra e compagni. A chi starà bene, a chi un po’ meno, a chi per nulla. Essendo un pragmatico da paura, mi sta bene avere 4 punti dopo tre partite, con due turni consecutivi da disputare in casa. Non dimentichiamo che, per almeno un tempo, non si è fatto né più né meno di quello che ha fatto il Cesena incensato domenica scorsa. Chiusura di tutti gli spazi, corsa e ripartenze. Avversari super quotati imbrigliati ed alla fine nulla, ma proprio nulla si è rubato dal Meazza. Questo pari serve per autostima perché giunto contro una grande contro la quale tutti ti davano per sconfitto. Per ricordare che, seppur a tratti vista la condizione, non ci si è dimenticati come si fanno le belle cose di un anno fa. Avanti con fiducia.

Arbitro MORGANTI 6. Non è per nulla aiutato dal guardalinee sotto la tribuna centrale nella ripresa, che non segnala almeno tre fuorigioco netti del Milan nel giro di pochi minuti. Un altro ancora, di almeno tre metri, deve prendersi la briga si segnalarlo lui. Troppo gioco lasciato scorrere nel finale, ma nel complesso non fa danni.

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