Ci sono delle annate in cui, se qualcosa può andare storto, sei sicuro che lo farà. Impresa titanica, dunque, poter raddrizzare una stagione che si è conclusa con la retrocessione in Top10 della prima squadra Amatori, passando per lunghe e tortuose strade irte di difficoltà. Doverosa è dunque un’analisi di quello che è stato e di quello che dovrà essere il futuro biancorosso.
“Questa retrocessione è figlia di tanti fattori” parole e musica di Umberto Trebar, Team Manager degli etnei e da sempre in prima linea (lui storico pilone n.d.c.) per la causa biancorossa.
“Un primo fattore, per provare a spiegare questa retrocessione, è da imputare alla mancanza, lunga più di un girone, del nostro impianto di gioco. Il “Santa Maria Goretti” è storicamente un punto di forza della squadra, e dovervi rinunciare per quasi sei mesi, ha comportato allenamenti della squadra in campi d’emergenza in terra battuta, e giocare le partite al campo della “Cittadella”, grazie alla gentilezza del Cus Catania che ha ospitato le nostre gare. Tutto questo girovagare ha fatto venir meno anche una fetta importante di pubblico che è sempre stato il sedicesimo uomo in campo.”
“Altro elemento da considerare è stato aver ceduto giocatori come Irving, De Jager, De Bonis, Vidal, uomini che conoscevano la nostra realtà, il nostro ambiente e che hanno sempre dato tutto giocando col cuore e dimostrando attaccamento alla maglia ed alla città. Purtroppo sostituirli non è stato semplice: sono arrivati dei buoni giocatori, ma non sono riusciti ad amalgamarsi, a fare quel “gruppo” che è da sempre peculiarità biancorossa e la vera forza della squadra.”
“Ultimo elemento d’analisi” prosegue Trebar “è dato dai cambiamenti che la F.I.R. ogni anno impone alle squadre partecipanti. Il nostro primo anno di Top10, stagione 2004-2005, è stato l’unico senza imposizioni e, guarda caso, siamo riusciti ad arrivare alle semi-finali scudetto. Le stagioni successive hanno visto, nell’ordine, l’inserimento della regola degli 11 italiani a referto, degli 11 italiani + 1 giocatore nato nel 1986, quest’anno hanno equiparato il giocatore europeo all’oriundo, e solo le società forti economicamente sono riuscite a tenere il passo presentandosi sul mercato con grosse cifre da investire innalzando il livello del Top 10 e discriminando società come la nostra.”
Ma l’Amatori Catania non è solo prima squadra. L’Amatori è molto e tanto altro: sono tanti i ragazzi che si ritrovano a rincorrere un pallone che trasmette, oltre alla spensieratezza del gioco, anche valori ed ideali. Prosegue Trebar: “E’ dalla stagione 2005-2006, la nostra seconda in Top 10 che abbiamo deciso di iniziare un progetto difficile, ma per questo molto stimolante: chi ha almeno una volta sentito parlare dell’Amatori Catania, sa che l’amore per il rugby è qualcosa che hai dentro e che coltivi da bambino. Per questo il nostro lavoro è sempre stato principalmente incentrato sui ragazzi, utilizzando come serbatoio naturale le periferie della città, strappandoli, alle volte, da realtà che non permettevano una sana crescita e contrastando fenomeni degeneranti della subcultura giovanile come il “bullismo” che preoccupa tanti sociologi ed esperti, ma che in pochi poi tentano di contrastare realmente. Questa invece è la nostra missione, e per far ciò abbiamo già formato, nella stagione che va a concludersi, le seconde squadre per le varie Under, dalle 13 alle 17, e con l’obiettivo, ambizioso, di iscrivere anche una seconda Under 19 al campionato regionale, oltre quella che milita con successo nel campionato nazionale.
Facciamo tutto questo perché pensiamo che, prima di tutto, i ragazzi abbiano il diritto a fare dello sport e debbano trovare sempre una struttura ricettiva pronta ad accoglierli e poi perché ci rendiamo conto di essere, nella realtà, una delle poche ancore di salvezza per molti ragazzi che non trovano spazi per sfuggire alle cattive tentazioni della strada. Crediamo molto nella funzione sociale dello sport e vorremmo che anche molti altri nostri concittadini, imprenditori locali, ci credessero di più, perché è ovvio che tutte queste attività hanno un costo sostenuto e per continuare su questa direzione ci vogliono anche dei fondi: solo quest’anno abbiamo investito parecchio nelle varie Under, donando a tutti i ragazzi l’abbigliamento tecnico e migliorando le strutture di lavoro. Questo progetto, inoltre, coinvolge anche i genitori che si trovano così inseriti in un contesto che li porta poi a seguire i ragazzi anche oltre il terreno di gioco, diventando dirigenti delle varie squadre giovanili.”
Le iniziative non mancano però neanche per l’ultima giornata casalinga di Top 10: oltre al consueto “terzo tempo”, quella di sabato contro il Calvisano sarà una festa d’arrivederci alla massima serie. Prima dell’incontro, che avrà inizio alle ore 16, si giocherà una partita molto importante, il derby tra Amatori Catania e Cus Catania categoria Old. Sarà l’occasione per rivedere in campo volti storici del rugby catanese come lo stesso Trebar, Catotti, Paolone, Forte, Puleo e tanti altri. La partita tra i vecchietti terribili del rugby etneo avrà inizio alle ore 12 sempre al “Santa Maria Goretti”.
