Calcio, Palermo-Catania: il commento del derby
Polluzioni rossazzurre
Da oggi l’autostrada Palermo-Catania cambierà nome: non più A19, ma A04. Spettacolare prestazione dei rossazzurri al “Barbera”, prestazione che abbatte tutti i record storici: vittoria esterna con il maggior scarto in Serie A; vittoria con il maggior divario in fatto di reti nel derby; vittoria in trasferta dopo quasi due anni; gara stagionale con il maggior numero di reti siglate. E ci fermiamo qui. Non poteva esserci match migliore per interrompere un digiuno esterno fin troppo lungo; non poteva esserci match migliore per sancire una salvezza virtualmente acquisita con largo anticipo; non poteva esserci match migliore per mostrare, finalmente, il volto più bello, offensivo, di una compagine a volte imprecisa, a volte sfortunata sotto porta; non poteva esserci match migliore per mostrare al mondo, finalmente “consacrato”, quello che con tutta probabilità nel prossimo futuro diverrà uno degli attaccanti più forti del campionato italiano, Takayuki Morimoto, il “Ronaldo del Sol Levante”. Una vittoria, oltre che epica, storica, mitica, leggendaria, anche meritata, senza appello, netta nel punteggio e nel gioco. Se è vero, infatti, che il goal a freddo e la sacrosanta espulsione di Bresciano hanno messo la partita subito in discesa per gli etnei, non bisogna dimenticare le quattro reti, le tante occasioni create, il gran gioco in ripartenza messi in mostra dall'undici allenato da Walter Zenga. E non solo. Incredibile la giornata di Bizzarri, autore di almeno 3 parate miracolose, due sull’esterrefatto Migliaccio. Insomma, una sconfitta inequivocabile per il Palermo che non può appigliarsi a nulla, men che meno a un arbitraggio sfavorevole. Rosetti, dopo aver espulso ineccepibilmente il centrocampista australiano, la stava combinando grossissima assegnando un inesistente penalty al Palermo al 31’. L’aver assegnato una punizione dal limite ai rosanero per un venialissimo contatto Capuano-Migliaccio in area attenua, in ogni caso, l’errore (il contatto era sicuramente in area) del “fischietto” internazionale. Per il resto, il Palermo dovrebbe recitare solamente il “mea culpa” e pensare ai propri errori, essendo stato subissato tatticamente e tecnicamente da una squadra, sulla carta, inferiore. Ma solo sulla carta, perché il campo oggi ha detto altro. Molto altro.
MaZenga, il vincitore morale
Quando, durante il periodo “orribile” (più in fatto di risultati che di gioco, visto che in casa il Catania alcune buone prestazioni, per giunta contro “squadroni” e inficiate da torti arbitrali evidenti, le aveva prodotte) avevamo invitato all’equilibrio, ebbene, avevamo ragione. Ma non ci voleva un genio. Troppo “cattive” le critiche a Zenga, così come eccessivo sarebbe adesso incensarlo come erede di Pozzo o Bearzot. Un’unica cosa personalmente non accetto: il confronto, che è stato strumentalmente da taluno proposto, con Baldini, probabilmente uno degli allenatori meno "straordinari" che il Catania abbia mai avuto nella sua storia. Il confronto con la scorsa stagione è impietoso, non solo a livello di punti conquistati: + 9 punti, + 7 reti realizzate, - 2 subite (21-32 contro 28-30). Ma, ripeto, non è questione di soli punti. Il Catania, pur rinforzato da alcuni giocatori più “solidi” (Ledesma, Potenza, Capuano, il maturato Morimoto), gioca meglio rispetto a “quel” disastroso team, anche quando perde o pareggia. Le gare con Genoa, Inter e Juventus appaiono paradigmatiche inquesto senso. Oggi, Walter One, ha impartito una severa lezione all’emergente Ballardini, un allenatore sicuramente bravo che, tuttavia, ha commesso un imperdonabile errore: sottovalutare, in una gara così sentita dalle due tifoserie, l’avversario. Il divario tecnico fra le due compagini, a mio parere, esiste, ma non è così “marcato” come pensava il tecnico ex cagliaritano. Si tratta di un “gap” esiguo, “spalmato” sulla valenza tecnica di un paio di giocatori di caratura (Liverani e Miccoli, quando stanno bene) e, soprattutto, sulla maggiore abitudine a stare a certi livelli, anche internazionali. Un divario, insomma, su cui non si può costruire una partita “molle” atleticamente e psicologicamente, come fatto dai rosanero. Il trainer milanese, uno non “inventato” ma abituato, a differenza di molti suoi colleghi, a studiare minuziosamente l’avversario, ha messo in campo la squadra più logica, considerato lo schieramento palermitano, impostato su un 4-3-1-2. Centrocampo a 4, Baiocco su Liverani e Carboni su Simplicio, Ledesma a supportare le punte Mascara e Morimoto, prontissime a ripartire, mettendo in croce i lentissimi centrali rosanero Kjaer e Bovo, nonché il disastroso Cassani a destra (di contro, Balzaretti, sulla corsia mancina, si è rivelato il migliore dei suoi, in virtù di frequenti discese e precisi cross al centro). Una tattica perfetta, premiata certamente da quel pizzico di fortuna che aiuta gli audaci (espulsione di Bresciano e rete di Ledesma dopo pochi minuti dall’inizio della partita). Una tattica che ha condotto a una vittoria epica e, in special modo, a una salvezza anticipata. 33 i punti conquistati da Zenga. A 12 gare dal termine del torneo di massima serie, mancano 5/6 punti al massimo all’agognata meta. Mi sembra, situazione mai verificatasi da 40 anni a questa parte. Solo questo dovrebbe tappare la bocca a tutti i denigratori di MaZenga, l’allenatore giusto, giovane e motivato, ansioso di mettersi in mostra, per una squadra che vuole finalmente fare il salto di qualità. In futuro, per cortesia, quando arriverà qualche risultato negativo frutto di una prestazione incolore e, magari, di qualche errore in fatto di scelta tecnica, sarà opportuno non massacrarlo ritenendo erroneamente che Walter stia allenando il Manchester United o che sia già un emulo di Lippi, così come adesso, gli stessi denigratori, non esultino incensandolo come un Profeta. Nella terra di Pirandello, le maschere abbondano, usarne ogni tanto qualcuna non guasterebbe.
Ledesma, la chiave; Bizzarri, pomeriggio alla Buffon; Potenza e Capuano, le conferme; “Maremoto” la stella del futuro
Rispetto al recente passato, il salto di qualità in fatto di solidità e gioco, il Catania di Zenga ha potuto compierlo grazie a tre innesti: due “nuovi”, uno “vecchio”. Indubbiamente, non vedere più le corsie esterne terra di conquista seppur del più scarso laterale del campionato è motivo di conforto per i tifosi del Catania. Potenza e Capuano, pur non essendo certamente due “mostri”, si rivelano gara dopo gara come due solidi esterni di categoria, diligenti in difesa e discreti infase di spinta. Oggi Capuano, a tratti strepitoso in fase di spinta, ha dimostrato ai tifosi del Palermo di non essere quel “disastro” di cui si diceva. Pur avendo la compagine rosanero in Balzaretti, terzino sinistro, uno dei migliori elementi in organico, obiettivamente non è che Cassani, Bovo, Carrozzieri o Kjaer abbiano dimostrato di essere molto più validi tecnicamente e tatticamente del laterale campano… grande la sua rivincita, senza dubbio. Tuttavia, la chiave di volta della “rinascita” catanese nel 2009 ha un nome e cognome: Pablo Ledesma. Rientrato da tre gare, ha siglato due reti fondamentali (assai significative, considerato che i centrocampisti etnei segnano pochissimo), prodotto un assist decisivo contro la Reggina, cambiato letteralmente il volto della mediana assicurando quella qualità negli appoggi e nella gestione del pallone che solo lui, per caratteristiche, può garantire. Tre match, 7 punti (e potevano essere 9…), i numeri parlano da soli. E poi, quel “Maremoto”. Uno spettacolo. Velocità, tecnica, fiuto del goal, sta diventando veramente forte il giapponesino! Da giocatore di livello internazionale il “giochetto” su Kjaer grazie al quale ha poi servito il delizioso assist a Ledesma con il cui colpo di testa vincente i rossazzurri sono passati in vantaggio. Alla Benzema la rete del raddoppio (quarta in campionato), con sfondamento centrale. Se continuerà così, la società di Via Ferrante Aporti potrà fare un affare ancor più corposo rispetto a quello già ottimo portato a termine con il peruviano Vargas. Certo, pensare di fermare la “stella” rossazzurra (a quanto pare già si stanno muovendo su di lui grosse squadre di livello mondiale) con Bovo e Kjaer, centrali difensivi di lentezza elefantiaca non è umanamente possibile. A Ballardini, in questo caso, non possono essere addebitate colpe di sorta. Una nota di merito, di grande merito, a Bizzarri, tornato a livelli strepitosi. Assolutamente pazzeschi due suoi interventi su Migliaccio, a confermare che la giornata per i rosanero non poteva andare diversamente.
Topolinik, il goal della Storia
Fino a ieri, i tifosi ricordavano Cipriani e Palmisano, eroi del ’93. Si trattava di Serie C. Da oggi, per i prossimi 100 anni, i tifosi catanesi ricorderanno ai propri nipotini Ledesma, Morimoto, Paolucci (alla sesta rete in campionato) e, maximum, Topolinik Mascara, il Conquistatore. Assolutamente incredibile la rete del 3-0 siglata dal genietto di Caltagirone. Un destro al volo dal dischetto del centrocampo a disegnare una parabola maradoniana imprendibile per Amelia. Un’esecuzione che sta facendo il giro del mondo, una prodezza di bellezza straordinaria che entra di diritto nella galleria dei goal più belli in assoluto. Topolinik, dopo un periodo di “magra”, ritorna a segnare. Otto reti per uno che gioca a tutto campo non sono poche…
Ritornare sulla Terra al più presto, il Siena non scherza…
Malgrado i tre punti odierni abbiano consegnato su un piatto d’argento la salvezza anticipata al Catania, non bisogna per nessuna cosa al mondo abbassare la guardia. Quella etnea non era una squadra di “pippe” quando perdeva, non è un team di fenomeni adesso che vince. È una squadra che, per ottenere risultati, deve essere sempre concentrata come nelle ultime partite. Entrare in campo “scarichi” in uno scontro salvezza importante come quello di domenica prossima al “Massimino” contro il Siena, squadra peraltro di buon livello, sarebbe pericoloso. Giusto gioire alla stragrande ora, ma da martedì tutti con la testa rivolta ai toscani. MaZenga e soci hanno a disposizione un match-point da non fallire. Vincendo, sarebbe festa, salvezza conquistata quasi matematicamente. Poi sarebbe solo accademia, accademia rossazzurra… Un’occasione unica, insomma. Sursum corda. Let’s go, Liotru, let’s go!!!
