Non è un fotomontaggio: un catanese ed una palermitana con abbonamenti invertiti..

Rivali sempre, Nemici mai!

“Figli della stessa donna senza essere fratelli
allattati con lo stesso latte con le stesse mammelle
figli ma chissà di quali padri di quali mestieri
concepiti per amore o per errore naturale”

Versi tratti dal brano “Come siamo tanti al mondo” di Biagio Antonacci

Diverso sapore, stessa sostanza…
A volte si dimentica di esser figli della stessa donna, quasi, “fratelli” e che quella donna potrebbe essere la Nostra Sicilia dalla quale Palermo e Catania vengono allattate, alimentate con lo stesso latte, con la stessa linfa che può cambiare sapore di città in città, da oriente ad occidente, ma non la sostanza . Quella sostanza, proveniente dalla stessa terra è uguale per tutti: siamo siciliani, figli della stessa donna ma divisi da decenni da una stupida rivalità violenta fratricida che con lo sport non ha niente a che vedere. Quei duecento chilometri che sembrano distanti anni luce ma che,in realtà, sono brevi quanto il soffio di un respiro. Certo, non si può mica affermare che il catanese sia uguale al palermitano o viceversa perché le tradizioni, i modi di fare e pensare, la storia di un città sono differenti. Ma quanto c’è di diverso tra un fruttivendolo che urla a squarcia gola a “Fera 'o luni” di Catania o alla “Vucciria” di Palermo? L’accento, la cadenza, ma non la sostanza..

Dove eravamo rimasti
Nonostante sia stata giudicata come gara ad alto rischio incidenti, l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive “riapre” nuovamente le porte del Derby di Sicilia tra Palermo e Catania ad entrambe le tifoserie dopo oltre tre anni e mezzo dall’ultima volta; da quella fredda e tragica notte del 2 febbraio 2007 che stroncò la vita dell’Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti. Una notte di violenza assurda, una tragedia ingiustificabile che chiuse di colpo un modo di vivere il calcio, un calore, una passione che non ha più lo stesso ardore. “Massimino” chiuso ai palermitani, “Barbera” chiuso ai catanesi, onde evitare “violenti incontri” perché prevenire è meglio che curare. Avanti così per quasi quattro anni, con sei derby monchi con le sole tifoserie di casa presenti senza il “caro” dirimpettaio ospite, quest’ultimo costretto a fare da spettatore davanti alla tv. Squallida immagine, ma figlia dei fatti, di beceri fatti perché bisogna tenere lontane due “belve feroci” che dimenticano che il calcio sia essenzialmente un gioco e che in qualsiasi gioco la violenza non esiste. Avanti così...

Nuovamente insieme dopo tre anni e mezzo
Il 4 novembre 2010 l’Osservatorio decide di riaprire le porte del settore ospiti dello stadio “Renzo Barbera” di Palermo a 1.100 tifosi etnei, provvisti della Tessera del Tifoso, dando così fiducia a due tifoserie che in questi anni non hanno mai smesso di “pensarsi” anche a distanza: “Senza te non è derby per me” recitava uno striscione rosanero; “Il Derby senza te.. meglio per te” il pensiero rossazzurro. Messaggi letti davanti al freddo teleschermo che lasciano il tempo che trovano, perché il contatto faccia a faccia, striscione davanti a striscione è tutta un’altra storia.

Dare il buon esempio
I tifosi palermitani e catanesi che assisteranno al derby del 14 novembre 2010 tra Palermo e Catania avranno l’onore nonché l’onere di mostrare prima di tutto a se stessi e poi a tutto il resto del “pianeta calcio” un’immagine della Sicilia ben diversa da quella descritta da certi cliché ingurgitati passivamente per millenni da noi tutti. In un Paese dove ancora si registrano incidenti nelle “stracittadine”, tra persone appartenenti alla stessa città (assurdo!), gli ultimi dei quali nel derby tra Lazio e Roma della scorsa settimana, sarebbe bello dimostrare che i “gli incivili terroni siciliani” sono capaci di ben altro. Basta, basta così. È tempo di cambiare e di dare il buon esempio a tutti quelli che credono ancora in un pallone che rotola in campo capace di far sognare adulti, bambini e famiglie, quest’ultime sempre più lontani dagli stadi.

Si al campanilismo, ma senza esasperazione
Figli della stessa donna, simili ma non uguali: il concetto è chiaro, perché le differenze esistono anche tra fratelli gemelli. Diversi e, quindi, rivali ma non nemici. Bisogna saper distinguere le due parole. Cosa insegna lo sport? Quali sono i suoi valori cardine? L’immagine che meglio di ogni altra può descrivere il concetto di sport, dell’esser rivali e non nemici è, senz’ombra di dubbio, il passaggio della borraccia tra Bartali e Coppi. Ebbene, è quella l’immagine che bisogna prendere come esempio: due uomini, due atleti diversi l’uno dall’altro, ma che rappresentavano al meglio il senso sportivo. Lo Sport è fatto di unione, aggregazione, gioia. Nel calcio, e in tutto quello che gli ruota attorno, però, questo significato si disperde, sopraffatto da troppi interessi, troppi soldi, da stupide rivalità, da atti di violenza ingiustificata che ne celano il vero significato. No alla violenza nello sport; si alla “sana rivalità sportiva” . Mai nemici, perché non può esistere questo termine nel vocabolario sportivo e calcistico. Nemici mai, rivali sempre: solo sfottò, striscioni ironici anche volgari se si vuole esagerare, coreografie colorate e quant’altro. Basta con la violenza, facciamo le persone civili e mature: 14 novembre 2010 che sia il Derby della Civiltà, quella prova di Maturità attesa da tre anni e mezzo o, forse, anche di più. Palermitani, Catanesi onoriamo la nostra terra, onoriamo noi stessi!

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