Tutto il mondo è paese (Flickr.com)

L’italiano e’ social network-dipendente

Fino a qualche anno fa a parole come tag, notifica, profilo, post o bacheca si riservava un utilizzo specifico. Contesti precisi, in cui sfoderare termini che per il resto non rientravano nella consuetudine del parlare quotidiano. Ma è sotto gli occhi di tutti la sensazionale scalata che internet ed i social network in particolare hanno effettuato nelle abitudini nostrane. Ciò che la realtà palesa da tempo adesso viene confermato pure dai numeri.

LA RICERCA
Si chiama Nielsen ed è il più noto tra gli osservatori internazionali per il traffico sul web. Dal suo ultimo bollettino, datato dicembre 2009, si apprende la classifica dei paesi che trascorrono più ore di navigazione sui social. L’Italia si piazza al quarto posto mondiale, preceduta soltanto da Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Passiamo un media di 6 ore al mese immersi tra foto, profili da cercare, amicizie da richiedere, note, post e commenti a status altrui. Un tempo di gran lunga superiore a tedeschi, francesi e spagnoli. Addirittura più del doppio rispetto agli ipertecnologici giapponesi.

FACEBOOK, SUCCESSO ANCHE NELLA PUBBLICITA’
Questo particolare ranking va analizzato in una più ampia ottica globale. Nell’ultimo anno il tempo trascorso dai naviganti all’interno di comunità virtuali ha registrato un incremento dell’82%. Anche il baluardo pubblicitario, ultima resistenza che il cannibalismo virtuale delle comunità on line arrancava a sfondare, sta per cedere. Si calcola che i 435 milioni dollari di introiti frutto della vendita di spazi pubblicitari su Facebook nel 2009, incrementeranno fino a 605 milioni nel 2010. A Palo Alto (la cittadina statunitense dove “nacque” Facebook, e tutt’oggi dimora il suo quartier generale) si fregano le mani, perché in maniera inversamente proporzionale crollerà la pubblicità dell’altro social network oramai alla stregua di un “nobile decaduto” quale MySpace (passerà da 490 a 395 milioni di dollari)

IL CASO ITALIANO: E’ FACEBOOK-MANIA
Per la verità i dati della ricerca del laboratorio Nielsen sono il frutto del controllo sui traffici di tutte le community web. Restringendo il campo alla realtà italiana, colossi mondiali come Twitter (destinato a soppiantare Facebook nel decennio che è agli albori, in espansione costante ma ancora lontano da grosse cifre) e MySpace sfiorano il ridicolo dinanzi allo strapotere del social fondato da Mark Zuckenberg nel febbraio del 2004.

Dico Facebook e penso ad internet: dico internet e penso a Facebook. I due termini si interscambiano, l’uno è oramai sinonimo dell’altro. “Faccialibro” nello Stivale ha registrato un’esplosione unica. 19 milioni gli iscritti ad oggi, che rapportati ai 350 milioni di profili in tutto il pianeta, sono un’enormità. Chi supera il “Belpaese” per dipendenza da social (e lo fa davvero per poco) ha un territorio enormemente più grande ed una popolazione numericamente di gran lunga maggiore (Usa ed Australia). Ciò sta a significare che, se si tenesse conto di elementi demografici, l’Italia schizzerebbe senza problemi al vertice della classifica.

POCA CULTURA INFORMATICA?
Si tratta di un’indagine che non esaudisce il desiderio di andare a fondo nella questione. Non si sa infatti come gli internauti del resto del globo impieghino le loro ore su internet. A prescindere da ciò, il caso italiano fa sorgere interrogativi. Si tratta di un normale ed accettabile trend? Oppure è l’ennesima notifica di pericolosi scivoloni verso una progressiva spersonalizzazione dell’essere, appannaggio di interazioni e contesti sempre più virtuali e meno umani? L’impressione strisciante, che come tale resta nel limbo dei dubbi, è che in Italia ci sia una cultura informatica scarsa, con la conseguenza di un utilizzo estremamente superficiale e ridotto delle potenzialità gigantesche che il web è in grado di fornire a tutti.

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