Il pomodoro ciliegino (Flick)

Novità per la tavola: gli ortaggi mignon

Dopo i pasticcini mignon, è tempo degli ortaggi mignon.

In un mercato in cui cresce il gruppo dei single e diminuisce di conseguenza la dimensione familiare dei consumatori, non poteva mancare l'idea di introdurre la coltivazione e distribuzione di mini ortaggi, i piccoli figli cioè, degli ortaggi dalle dimensioni tradizionali.

E la terra in cui si registra alto consumo del piccolo ortaggio è proprio la Sicilia. Pensate che il pomodoro ciliegino, che esiste ormai da più di vent'anni, ha letteralmente sotituito il padre, il pomodoro cioè grosso e tondo, che rappresenta ormai il 70% della produzione totale di pomodoro da mensa.

A rilevare i dati è il Sole 24 ore, che però fa notare come le novità vere riguardino soprattutto altri ortaggi dove fino ad oggi, al contrario, si era perseguita la strada della pezzatura grossa.

Da pochissimi anni, si assiste alla comparsa, per esempio della cosidetta Perlina, la melanzana di 35-40 grammi a grappoli, che si coltiva a Comiso.

Meno visto è il Finocchio baby, da 80-100 g (contro i tradizionali 300-500 g), coltivato dalla ditta sementiera Clause Italia; l'anguria Solinda, selezionata da Syngenta Seeds, senza semi, dolce e croccante e dal peso massimo di 2,5 kg.

"Altre tipologie di pomodoro - secondo quanto riportato dal Sole 24 ore - hanno assecondato il nuovo trend di mercato, così anche il tradizionale San Marzano da 80-120 g si è rimpicciolito a 30-40 g, come il Marzanino della De Ruiter Seeds"

I mini ortaggi sarebbero poi una realtà poco consolidata in Italia, contrariamente a quanto succede nel Nord Europa, a partire da Austria e Svizzera, fino all'Olanda e al Regno Unito, dove sono da tempo molto apprezzati dai consumatori.

Ma a cosa è dovuta la preferenza per questo nuovo prodotto?
Ciò che rende il mini ortaggio affascinante è, non solo la novità, che fa si che la cuoca padrona di casa faccia un figurone con gli ospiti, ma anche al fatto che è cresciuto il numero dei consumatori single, che probabilmente tendono ad acquistare il mini prodotto, legato al loro essere da soli. Non poco rilevante è il maggior sfizio del mini ortaggio, spesso più saporito oltre che più gradevole alla vista. Dal punto di vista nutrizionale poi, i mini ortaggi permettono di essere consumati anche con la buccia, ricca di fibre e vitamine.

Gli ortaggi mignon avrebbero poi un altro lato positivo, è quello che riguarda le nostre tasche: essi hanno una durata sul bancone circa doppia rispetto ai loro 'genitori'. E' quello che viene comunemente chiamato, in ambito ittico, 'shelf-life', la durata, cioè, del prodotto, la sua conservazione.

Per questo, un osservatore più accorto, si accorgerò che questi prodotti vengono parecchio utilizzati nelle ristorazioni immediate, del 'mangia e fuggi', nei self service.

Come viene ottenuta la riduzione di taglia?

Tutto succede per via genetica, ma la riduzione può essere anche indotta o incrementata per via agronomica. E' ancora il sole 24 Ore a informare che 'l'alta densità di piantagione, irrigazioni controllate, concimazioni mirate (ad esempio, con meno azoto e più potassio), raccolte anticipate. È evidente, tuttavia, che la strada genetica è quella che più garantisce la costanza di (mini) pezzatura e gusto"

Infine, per trovare un difetto, ovviamente, non possiamo fare altro che guardare le nostra tasche. I mini orataggi infatti, correlativamente a tutti questi pregi e sfizi, costano di più.

Il motivo? Ancora è la nostra fonte a svelarcelo: "Per compensare i produttori delle minori rese e dei maggiori costi di raccolta, devono essere venduti a un prezzo 2-3 volte superiore agli ortaggi tradizionali, cosa non facile da digerire in tempo di crisi; ma il loro futuro a lungo termine appare promettente"

Ma d'altronde, si sà, i figli costano tanto.

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