Master Class con Patrice Leconte, giurato e regista al Taorminafilmfest

L'incontro di oggi, mercoledì 15 giugno con il regista francese Patrice Leconte, giurato di questa cinquantasettesima edizione del FilmFest, è stato preceduto dalla proiezione del suo film (ovviamente fuori concorso) Voir la mer (“Vedere il mare”). Quello che l'autore stesso ha definito “un film assolutamente leggero”, è stato gradito molto dal pubblico in sala per quello che in effetti è: una commedia ironica, delicata, sensuale, che garantisce il sorriso.

Tra l'intelligenza delle risposte del regista ma anche delle domande postegli, la Master Class mattutina ha rivelato molto sul complesso mestiere di Leconte.

«Non sono un regista che si siede, che impartisce direttive da lontano, guardando le scene su un monitor come molti miei colleghi. Tengo io la cinepresa, non perché io sia migliore degli altri ma semplicemente perché è il mio modo di lavorare. Si crea più intimità tra attore e regista in tal modo, e gli attori adorano essere ripresi dai registi. La macchina da presa non è invisibile, è come se fosse un altro personaggio del film, la si percepisce».

Alle domande riguardanti l'odierno “stato di salute” del cinema francese e un'opinione personale sul cinema italiano, il regista ha risposto:

«Il cinema francese sta producendo moltissimo ultimamente, e questo viene considerato dai più un buon segno. Per me non è così, so che è difficile suggerire di produrre meno ma con un maggior livello qualitativo, ma tanti film sono tremendi, ne ho visto uno di recente che non citerò che mi ha lasciato senza parole. Per quanto riguarda il cinema italiano, o per lo meno per quello che arriva in Francia (quello militante e impegnato, perché è difficile esportare le commedie) noto che risente ancora dell'influsso dei grandi registi del passato, come Fellini o Antonioni, che non li dimentica facilmente».

Riguardo al suo personale avvicinamento con il mondo del cinema, le sue parole verso gli aspiranti registi sono state tenere e incoraggianti.

«Ho cominciato da piccolo, con una telecamera nel mio giardino e con il supporto economico della mia paghetta. Erano piccole storie, non ho mai pensato a diventare un regista famoso. Ma adesso faccio la vita che sognavo da bambino. Bisogna tenere a mente che nessun sogno è impossibile.».

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