“ComBAG”, in ricordo di Mario Francese

BAGHERIA - “ComBAG”, il festival della comunicazione di Bagheria, parte ufficialmente nel ricordo di Mario Francese, giornalista in prima linea nella lotta contro la mafia, assassinato davanti la sua casa, a Palermo, il 26 gennaio del 1979.

Da oggi fino a venerdì 28 gennaio, la Città delle Ville sarà la sede di un fittissimo palinsesto di eventi che saranno l’occasione per dibattere e riflettere su temi di stretta attualità quali la comunicazione istituzionale, la trasparenza dell’azione amministrativa e l’informazione libera.

Oggi, nel trentaduesimo anniversario dalla sua morte, i lavori di “ComBAG” si aprono nel ricordo dello straordinario impegno civile con cui Francese portò avanti quell’approfondita indagine giornalistica grazie alla quale vennero ricostruite le più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni Settanta.

Nell’Aula consiliare del Comune di Bagheria, alla presenza del sindaco Biagio Sciortino e del neosegretario comunale, Domenica Fricano, il festival è stato aperto dalla proiezione del video “In ricordo di Mario Francese”.

FELICE CAVALLARO: E' IN QUEI MOMENTI CHE CRESCE IL DESIDERIO DI VERITA' Felice Cavallaro, giornalista del “Corriere della Sera”, ha ricordato gli anni in cui condivise con Mario Francese la scrivania al “Giornale di Sicilia”: “Quella sera del gennaio 1979, dopo un’intensa giornata di lavoro, Mario ci salutò con una delle sue solite battute; mezz’ora dopo, ero in Viale Campania, davanti al suo corpo inerte. In momenti come quelli – ha proseguito Cavallaio – quando i fatti ti coinvolgono in prima persona, si fa fatica a restare notai distaccati della realtà; poi, però, ti rendi conto che è proprio in quei frangenti che cresce il desiderio forte di verità, quel desiderio di un’informazione libera e trasparente per cui Mario Francese lottò strenuamente, pagando il prezzo più alto”.

ENRICO BELLAVIA: FARE BENE IL PROPRIO LAVORO RAPPRESENTA QUALCOSA DI SOVVERSIVO Volutamente provocatorie le parole di Enrico Bellavia, firma della “Repubblica”: “Mario Francese non era un eroe, era un giornalista che faceva bene il proprio lavoro: ma la Sicilia è una terra in cui fare bene il proprio lavoro rappresenta qualcosa di sovversivo. Fu questo a uccidere Mario: il suo impegno contro la mentalità mafiosa del ricatto e della violenza”.

CHINNICI: MEMORIA NON DEVE ESSERE RETORICA, MA RICORDO VIVO Anche Caterina Chinnici, assessore regionale per le Autonomie locali e la Funzione pubblica, ha voluto dedicare un pensiero alla memoria di Mario Francese e di tutte le vittime della mafia: “Mario, mio padre, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Mauro De Mauro, sono persone che hanno pagato con la vita il loro impegno per la libertà e per la giustizia sociale. Sono modelli di uomini siciliani a cui guardare con fiducia e con speranza: la memoria non deve essere retorica, ma un ricordo vivo, come esempio costante da seguire”.

L’assessore Chinnici ha posto poi l’accento su quello che deve essere l’impegno delle amministrazioni pubbliche in fatto di informazione e di comunicazione chiara.

"In Sicilia - ha detto l'assessore - sono soltanto 40 i Comuni che si sono dotati di un ufficio Stampa. E’ proprio per questo motivo che mi prodigherò per apportare delle modifiche in termini legislativi in modo da agevolare e da promuovere ulteriormente l’istituzione di uffici Stampa in tutti i Comuni, dai più grandi ai più piccoli”.

NICASTRO: MARIO CI HA INSEGNATO COSTANZA E PROFESSIONALITA' Franco Nicastro, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha speso parole commoventi in memoria di Mario Francese e, proprio nel suo ricordo, ha voluto fare un appello per il ritorno all’inchiesta giornalistica: “Incontravo spesso Mario durante i nostri giri al Palazzo di giustizia: gestire con attenzione una fitta rete di contatti e di fonti è cosa sempre difficile, ma lo è ancora di più quando le informazioni che si cerca di scovare sono estremamente delicate quali possono essere quelle che hanno a che vedere con il malaffare e con la criminalità organizzata. Ecco – ha concluso Nicastro – sono questi gli insegnamenti che ci ha lasciato Mario: l’applicazione, la costanza, la professionalità”.

PEPI: I GIORNALISTI VISTI COME MEMBRI DELLE FORZE DELL'ORDINE Di forte impatto l’intervento di Giovanni Pepi, condirettore del “Giornale di Sicilia”, collega e compagno di Francese in quella squadra che seguì le cronache del processo contro quelli che poi furono condannati come gli esecutori della strage di Viale Lazio: “L’informazione era temuta dalla criminalità organizzata; i giornalisti erano visti come membri delle Forze dell’ordine. Oggi noi abbiamo quello che i sociologi chiamano “giornalismo diffuso”, che, ahimè, spesso si riduce a un vuoto “copia e incolla”: ma non basta copiare e incollare, bisogna verificare, con coscienza e con professionalità. Rendere pubblica la verità – ha continuato Pepi – significa fare qualcosa di prezioso per la società, significa contribuire alla crescita della cittadinanza e alla maturazione del senso civico. Quando Libero Grassi decise di rendere pubblico il suo rifiuto al pizzo attraverso un articolo sul “Giornale di Sicilia”, la mafia capì che doveva eliminare quella minaccia, così come aveva capito, il 29 gennaio 1979, che era arrivato il momento di eliminare “lo sbirro con la penna””.

GIULIO FRANCESE: NONOSTANTE GLI ANNI QUESTO E' UN GIORNO DI GRANDE SOFFERENZA Ad ascoltare i tanti omaggi alla memoria di Mario Francese, anche il figlio Giulio: “Nonostante siano passati trentadue anni, questo è un giorno che mi dà sempre una forte sofferenza; ho grossa difficoltà a parlare, ma sento forte il bisogno di ringraziare il sindaco Sciortino e tutta l’amministrazione bagherese, un’amministrazione fatta di giovani. Due anni fa Bagheria ha voluto ricucire il rapporto con la mia famiglia: ha intitolato a mio padre una strada ad Aspra, dove per quindici anni abbiamo trascorso estati felici, e ha ospitato un’edizione del “Premio Mario Francese”, oltre alla mostra dedicata a mio padre. Adesso questa nuova iniziativa che mi riempie di orgoglio: una tre giorni per intraprendere un percorso nuovo e impegnativo nel campo della comunicazione sociale”.

GIACOMARRA: DOVE LA COMUNICAZIONE MANCA, LA SOCIETA' SI SFALDA A riprendere quanto detto dall’assessore Caterina Chinnici in tema di comunicazione istituzionale, l’intervento di Mario Giacomarra, sociologo e preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Palermo: “La comunicazione è una condizione del vivere sociale; dove la comunicazione manca, la società si sfalda, si impoverisce. Il fatto che finalmente la Pubblica Amministrazione si sia posta il problema di informare i cittadini e di creare un canale per coinvolgerli nella gestione della Cosa pubblica, rappresenta un passo importantissimo verso la concretizzazione dell’orientamento democratico delle nostre istituzioni. Gli uffici Stampa e gli uffici Relazioni con il pubblico sono delle realtà da promuovere e da valorizzare: è attraverso questi uffici che i cittadini possono far valere il loro diritto di informarsi e di essere informati”.

Rosario Gullotta, delegato regionale dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica ed Istituzionale, ha voluto sottolineare l’impegno profuso dall’associazione di cui fa parte per l’attuazione di quanto stabilito dalla circolare dell’assessore regionale per le Autonomie locali e la Funzione in tema di uffici Relazioni con il pubblico, ma ha accennato anche a quelle che sono le criticità relative all’attuazione in Sicilia della Legge n. 150 del 2000, tematiche che verranno dibattute durante il convegno “Gli attori: Urp, uffici Stampa, redazioni web. I ferri del mestiere”

CORRADINO: INFORMAZIONE LIBERA E CHIARA, OBIETTIVO PRIMARIO DELLA PROFESSIONE GIORNALISTICA Ha chiuso il programma della prima sessione di lavori l’intervento di Vittorio Corradino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, che ha parlato di quanto fatto dall’Ordine in chiave futura: “Come Ordine abbiamo fatto della formazione e dell’aggiornamento professionale i nostri punti cardine per far sì che il giornalismo mantenga in futuro il suo posto tra i garanti della democrazia, che si realizza anche e soprattutto attraverso l’informazione chiara e libera, obiettivo primario della professione giornalistica”.

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