"I (già) vecchi media", convegno Fondazione Cutuli a Palermo

Nel decimo anniversario della morte di Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della Sera che il 19 novembre 2001 fu uccisa in un agguato in Afghanistan, la Fondazione che porta il suo nome ha organizzato una serie di convegni il cui filo conduttore è incentrato sul tema “L’informazione domani”. Il primo appuntamento si è svolto oggi a Palermo, nella prestigiosa sede dell’Albergo delle Povere, sull’argomento “I (già) vecchi media. Carta stampata, tv, web”.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera, con l’Università di Palermo e l’Ordine dei Giornalisti della Sicilia. Al dibattito, moderato da Alessandro Cannavò del Corriere della Sera, hanno preso parte il direttore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi, lo scrittore Beppe Severgnini, il direttore di Rai News 24 Corradino Mineo, Marco Bardazzi de La Stampa, il direttore di Sette, Giuseppe Di Piazza e il docente di sociologia Antonio La Spina.

In apertura, l'assessore ai Beni Culturali, Sebastiano Messineo, ha portato i saluti del Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, cominciando la discussione affermando che “oggigiorno l'informazione deve essere in grado di inseguire la tecnologia che avanza e al tempo stesso di inseguire chi usa le nuove tecnologie, un pubblico ormai sempre più esigente”. Mario Cutuli, Presidente della Fondazione Maria Grazia Cutuli, ha spiegato le motivazioni di questa serie di incontri: “La fondazione, ha promosso questi convegni per ricordare Maria Grazia, ma non solo. Tra gli obiettivi c'è quello di parlare dei cambiamenti della professione giornalistica, per cercare di capire come è cambiato il modo di fare informazione, anche grazie alla tecnologia, ad Internet e ai social network, nuovi mezzi all'interno del 'caos' del mondo dell'informazione”.

Vittorio Corradino, presidente dell'Ordine dei Giornalisti Sicilia, ha poi chiuso la fase introduttiva dichiarando: “L'Ordine è forse poco indicato per parlare di informazione del futuro, dal momento che è ancora oggi ancorato alla legge del 1963, mentre il mondo oggi è diverso. Non si è riusciti a cambiare la legge istitutiva dell'Ordine in tutti questi anni; dunque, ci sono difficoltà nell'affrontare le nuove dinamiche della professione. Ad ogni modo, il web non farà morire la carta stampata e i giornali avranno sempre il loro ruolo. Bisogna tornare a fare giornalismo d'inchiesta, molto importante in passato”. Poi un commosso ricordo di Maria Grazia Cutuli: “La ricordo come una martire, uno dei tanti martiri della professione, molti dei quali uccisi dalla mafia”.

Così lo scrittore e giornalista Beppe Severgnini: “Occorre decidere che tipo di giornalismo vogliamo qui in Italia; sta guadagnando mercato un giornalismo che è un'estensione dell'attività politica, questo accade in tutto il mondo. Molti vogliono leggere, ascoltare e vedere la conferma delle proprie idee. Ci vuole forza, coraggio e passione per far capire che non è giusto così, ci vuole ironia e bisogna farlo per guadagnare la stima dei lettori e dei telespettatori. E per proporre nuove idee si devono usare strumenti nuovi, che offrono opportunità a tutti i giovani che, purtroppo, vivono una situazione economica disastrosa: ma quantomeno hanno opportunità nuove, legate ai mezzi. La strada facile che si percorre adesso è quella di quel tipo di giornalismo che non va bene: invece la gente ha bisogno di aiuto, il giornalismo deve avere una funzione didattica, altrimenti serve ad intrattenere. Non si può associare la mediocrità al gusto popolare”.

Così Giovanni Pepi del Giornale di Sicilia: “Nel giornalismo operano media in squilibrio tra loro, ma a produrre le notizie sono comunque i giornali su carta stampata, anche se hanno più audience tv e internet. Non c'è crisi dei contenuti, bensì del contenitore della carta stampata. A livello locale la situazione rispecchia quella globale”. Marco Bardazzi, caporedattore de La Stampa ha poi osservato: “E' importante offrire al pubblico modelli credibili e testimoni esperti, ma è difficile avere questi testimoni esperti nel nuovo ecosistema informativo”. Tra i vari argomenti, Bardazzi ha proposto quello legato alla pubblicità sui giornali, affermando che “in questo anno la pubblicità sui canali di comunicazione digitale supererà quella sui giornali su carta”.

Giuseppe Di Piazza, direttore del magazine “Sette”, ha poi parlato del ruolo dei giornalisti e della crisi del settore: “Adesso ci sono mezzi che hanno stravolto lo scenario dell'informazione, si è passati dal telefono a gettoni allo smartphone, dalla carta e penna ai mezzi digitali, potenti e rapidi. I giornali di carta stampata sono in crisi ovunque, in tutto il mondo, ma mai i giornalisti hanno avuto l'audience di oggi. L'intermediazione del giornalista resta importante, oggi ci sono più fonti e più cose da spiegare alla gente. Oggi in Italia abbiamo da una parte l'avanzata costante della tecnologia e dall'altra la debolezza del sistema giornalistico, nonché l'anomalia portata dalla tv commerciale relativamente alla percentuale di investimenti pubblicitari (60% tv e il restante 40% destinato agli altri mezzi, ndr)”.

In chiusura, Beppe Severgnini ha detto: “Il giornalismo oggi consta nel saper unire i puntini. Un bravo giornalista è un bravo 'unitore di puntini' e se è onesto e preparato riesce a fornire un servizio vero alla società. La gente non ha tempo per fare questo tipo di lavoro, compito che quindi spetta al giornalista”.

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