(Flickr.com)

Interpretare i sogni? La soluzione è in Rete

Lunghi corridoi, strani animali, luci abbaglianti e cadute improvvise. Più le parabole da contorsionista che il nostro cervello disegna durante il sonno sono anomale e con maggior vigore se ne cerca un’interpretazione. Il fascino indubitabile esercitato dall’onirico spinge centinaia di persone a condividere i propri dubbi, con lo scopo di trovare una chiave di lettura alle proprie incertezze. E siccome non esiste per quanto riguarda la “condivisione” terreno più fertile della tecnologia odierna, ecco proliferare sul web quella che da mini-trend virtuale potrebbe presto trasformarsi in fenomeno: i portali che aiutano ad interpretare i sogni.

FREUD SPODESTATO DA UN CLIC
Immaginate che dietro il vostro monitor si nasconda uno psicanalista. Digitate in sintesi il vostro sogno e cliccate su “analizza”. Il software estrapola le parole chiave, associando ad esse i corrispettivi significati onirici. In pochi secondi qualunque elemento che agita il vostro sonno, che sia un oggetto fuori dal comune o un’azione azione priva di logica, prenderà corpo con un significato concreto ed interpretabile.

UN ALTRO COLPO FIRMATO SOCIAL NETWORK
Da una prospettiva “social-networking” è interessante l’alba, all’interno di questi portali, di community sempre più folte di persone che raccontano i loro sogni, con la speranza che qualcuno li sappia interpretare. Alcuni esperti intravedono in questo argomento di conversazione sul web la prossima frontiera delle community del futuro. Previsione azzardata fino ad un certo punto. Dall’altra parte della bilancia dobbiamo pesare una delle poche attività, quella onirica appunto, che più o meno coscientemente accomuna tutti, ma proprio tutti. In più non è da sottovalutare l’umana inclinazione a rendere di dominio pubblico le vicende più strane legate alla quotidianità. Ed in questo senso il sogno rappresenta il picco dell’imprevedibilità e, il più delle volte, dell’indecifrabile.

PROIEZIONI SOCIALI
Quando la logica cede il passo a ciò che le è estraneo, tali forme per l’uomo non devono che essere condivise. In primis perché l’incognito, se non si è da soli, fa meno paura. E poi perché l’analogia di esperienze tra più persone può ricondurre il mistero secondo i canoni dell’umana comprensibilità. E’ la miccia che le comunità virtuali hanno saputo innescare, cogliendo l’aspetto della reale solitudine come leva prepotente per il loro boom. Necessità di esternare il proprio intimo, punto di partenza per la ricerca di affinità col mondo esterno. Quella delle comunità che interpretano i sogni rappresenta l’ennesima trasposizione dal reale al virtuale di esigenze quanto mai concrete, se è vero che il sogno sposta il più delle volte il raggio di un dialogo, dilatandolo verso confidenze sul proprio vissuto. Si segue una spirale tendente verso l’esterno, dove il fulcro rappresentato dalla persona si proietta sempre alla ricerca degli altri. E qualche volta ciò che è banale nella realtà si tramuta in esigenza virtuale, trasfigurando il limite tra vera e finta necessità.

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