La rete in prima linea contro le mafie
E il popolo di facebook si mobilita e partecipa, come meglio può, alle operazioni di questi giorni che hanno determinato la cattura dei due boss mafiosi, Nicchi e Fidanzati. E’ un mondo eterogeneo quello del più famoso social network degli ultimi tempi. Solo qualche mese fa, una parte di esso inneggiava alla mafia ed elogiava il suo capo per eccellenza, Totò Riina.
Oggi, invece, è sullo stesso social network, che parte una mobilitazione contro la mafia. Qualche giorno fa, oltre cinquemila iscritti, si sono organizzati in un vero e proprio gruppo di fan club per la “Squadra Catturandi”, in questi giorni un altro gruppo invita espressamente il giovane boss arrestato, appena 28 anni, a cambiare vita e collaborare con la giustizia.
Toccante l’appello. “Gianni Nicchi, sei un boss mafioso ma sei ancora giovane e non hai commesso reati di sangue. Hai due figlie piccole e una compagna giovane. Puoi dare una chance a loro e a te. Puoi ancora fare del bene fuggendo il male. Dai una lezione a tutti dando le spalle a cosa nostra. Pentiti e collabora con la giustizia. La tua vita sarà più leggera. Ma soprattutto sarà più felice e serena quella dei tuoi figli”.
Ancora sono pochi coloro che hanno deciso di convertire il giovane boss, ma si augurano di avere proseliti e, magari, in questa bella atmosfera natalizia, riuscire a vedere Nicchi folgorato sulla via di Damasco.
Sarebbe un modo nuovo e insolito di festeggiare il Natale che sta per arrivare col suo solito carico di luci e di regali, con la sua solita atmosfera ricca di buoni sentimenti e buoni propositi.
Perché non provarci? Tutto di guadagnato se si riesce a toccare qualche corda sopita nell’anima del boss. Del resto, i social network arrivano là dove la vita reale non riesce a giungere. Accomunano persone, recuperano amicizie perse e ne intrecciano di nuove, collegano persone, le più varie e disparate in un mondo globale.
E se in questa richiesta di amicizia vi è anche Gianni Nicchi? Un motivo in più per andare avanti.
Del resto, la tecnologia è entrata a far parte del nostro modo di vivere e di agire quotidiano. Chi l’avrebbe detto, soltanto una ventina d’anni fa, che sarebbero nati questi social network e che poi sarebbero diventati strumenti, non solo di svago, ma anche di denuncia sociale? Chi l’avrebbe potuto mai immaginare che saremmo diventati e definiti il “popolo della rete”?
Ma non tutto è da demonizzare. Se, poi, essa può darci una mano per accomunare idee, iniziative e diffondere una cultura della legalità, se essa ci permette di esprimerci e parlare a distanza alle più disparate persone che ben venga! Il fine, in questi casi, giustifica i mezzi in un’epoca in cui i mezzi sembrano non essere mai abbastanza.
E se in rete si mandano messaggi, si lanciano appelli, si inneggia, si commentano fatti accaduti altrettanto ci si può organizzare, passando la voce come una vera e propria catena umana.
E’ il caso del “Flash Mob”, questo nuovo fenomeno caratterizzato da un gruppo di persone che si riunisce in uno spazio pubblico mettendo in atto un’azione insolita per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Ieri se n’è svolto uno nel cuore di Napoli, per dire un secco “no” alla camorra. Un passa parola, attraverso la rete, che ieri ha raccolto molti in piazza del Gesù. Alle ore 13, in quel grande spazio che era la piazza e, al suono di una tromba, tutti i partecipanti sono caduti a terra morti, come colpiti da un colpo di pistola sparato da mille cecchini. Prima di cadere, tutti hanno emesso un grido di liberazione.
Cambiano i tempi e cambiano le modalità per dire no e opporci a qualcosa che non accettiamo. E se sentiamo il bisogno di intervenire nel dibattito pubblico e indignarci per qualcosa o proporre qualcosa, allora facciamolo anche attraverso questo nuovo linguaggio che è la rete. Tutto, ma proprio tutto per non lasciare nulla di intentato. Tutto, ma proprio tutto per esserci e far sentire la nostra voce.
