Neutroni e laser per la ricerca dei dipinti nascosti

Può una parete in mattoni nascondere uno straordinario affresco? Può una superficie in gesso ricoprire perfettamente un dipinto? Possono esistere, quindi, opere di immenso valore abilmente nascoste, occultate per i motivi più svariati?

Ma soprattutto, come fare per individuarle e, una volta scoperte, renderle fruibili senza rovinare in alcun modo l’altra opera che spesso vi riposa sopra?

Le moderne tecnologie permettono oggi ricerche puntigliose e, spesso, scoperte straordinarie. Ma l’intelaiatura burocratica riesce spesso a bloccare, o in ogni caso, ritardare, ogni intervento e studio. E’ capitato anche con tre nuove tecniche di cui si discute molto in questi ultimi mesi: l’uso dei neutroni e del laser per la ricerca di dipinti nascosti, messi a punto dall’Enea in collaborazione con le Università di Delft e San Diego e il National Institute of Information and Communications Technology di Tokyo.

I tre processi innovativi – che saranno spiegati dai tecnici dell’Enea durante una giornata di studio in programma domattina (21 ottobre) dalle 10 a Palazzo Montalbo, sede del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, a Palermo – sono stati utilizzati a Palazzo Vecchio, a Firenze dove i tecnici dell’Enea sono convinti di aver rintracciato la famosa “Battaglia di Anghiari” che Leonardo Da Vinci dipinse tra il 1505 e il 1506 sulla parete Est del Salone dei 500.

In seguito la “Battaglia” fu nascosta dietro un muro di mattoni eretto nel 1563 dal Vasari per la successiva opera a fresco.

La tecnica di Neutron Back-Scattering (NBS) si basa sull’omonimo effetto che i neutroni di energie elevate (alcuni Mev) subiscono nell’interazione con elementi leggeri, in particolare idrogeno. I Basandosi sull’ipotesi che il materiale pittorico e preparatorio (soprattutto olio di lino) utilizzato da Leonardo per la tecnica ad olio contenga elevate quantità di idrogeno, è stata individuata un’area, tramite la NBS, in cui è presente una maggiore concentrazione di tale materiale.

La tecnica di Nanosecond Neutron Analysis (NAA) utilizza invece la radiazione gamma emessa da nuclei di elementi chimici che interagiscono con neutroni di energie elevate (oltre 10 MeV). Le reazioni nucleari indotte dai neutroni sugli elementi chimici presenti nel campione (quali i pigmenti pittorici) producono una radiazione gamma che opportunamente rivelata in tempi ridotti, appunto nanosecondi, permette di identificare proprio questi elementi.

Infine l'imaging a frequenze del THz può rivelare dipinti coperti da gesso o biacca, mentre la spettroscopia THz può dare informazioni dirette sulla natura dei composti d'interesse per la conservazione delle opere d'arte.

Tre tecniche straordinarie, assolutamente non invasive per le opere d’arte, ma che non hanno ancora ricevuto il benestare dalle autorità competenti – Soprintendenza, Ministero ai Beni Culturali – per poter proseguire gli studi. E scoprire altre opere nascoste.

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