(Flickr)

Storia di ‘Suicide Machine’

Una favola dal triste epilogo o una liberazione? La web-vicenda della suicide machine assomiglia tanto alla fine indegna di un eroe, il cui incalcolabile sprezzo del pericolo viene pagato con la pena capitale a conclusione di una lotta impari contro il potente-prepotente.

COME FUNZIONAVA
Ideatori sono stati un gruppo di olandesi. Questi hanno creato il portale www.websuicide.org.

Per molti la suicide machine era stato l’ultimo regalo lasciato in dote dal web nel 2009. L’anno nuovo si apriva con l’insperata possibilità per gli internauti di cancellare ciascun proprio profilo presente su Facebook, MySpace, LinkdedIn e Twitter.

Collegandosi al portale ogni traccia, foto, tag o gruppo riconducibile alla persona sarebbe sparita per sempre dalla faccia del web 2.0. Un suicidio virtuale a tutti gli effetti. Il tutto condensato in circa 24 ore di processo, al termine del quale non rimaneva traccia della nostra esistenza su internet.

UNA CATASTROFE VIRTUALE
Tabula rasa. Ritorno all’anno zero, al paleolitico del web immacolato, purificato da qualsiasi contaminazione del germe da community. Ben oltre le previsioni catastrofiche del millennium bug, quasi una trasposizione virtuale dell’apocalisse profetizzata dai Maya.

Immaginate la suggestione dello “scenario”: i territori sconfinati delle web community deserte, private per sempre dell’incontrollato formicolìo di profili, ridotte a spettrali mura virtuali.
Il Paradiso per chi rimpiange d’aver disseminato se stesso nei tanti “porti” del web, e chiede di poter avere una seconda chance di vita virtuale. Un inferno per chi, strenuo attivista pro-social, inorridisce al solo pensiero di non trovare con cadenza giornaliera status da commentare, foto da taggare o gruppi cui aderire.

L’INTERVENTO DI FACEBOOK
Rivoluzionario, ribelle, politically (s)correct: è storia il fatto che chiunque si opponga al potere finisca i suoi giorni alla gogna. Impossibilitata dal rimanere inerme l’amministrazione del colosso Facebook ha compiuto la sua mossa letale. Dopo due settimane di vita e circa 500 profili cancellati è stato bloccato l’accesso al dominio www.websuicide.org, con tanto di azioni legali avviate contro i promotori olandesi del web-suicidio.

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