F come Fumo (Flickr)

Tutto questo è facebook

Ci risiamo, ancora questo Facebook, tanto fumo e niente arrosto. Inutile anche iniziare con “Facebook, la web community più famosa al mondo”, ecc ecc ecc…e insomma, elencare, dopo aver dato la definizione di un vero e proprio ufficio anagrafe del mondo, online ovviamente, i pro e i contro del caso, proprio come si fa coi reality show e con tutto ciò che “va di moda”.

Oggi la moda ci dice che è tempo di Facebook, di bacheche e taggamenti. E ci dice anche che è tempo di polemiche.

Ogni testata contiene il suo regolare articolo su Facebook. In particolare, ci si concentra sulle polemiche per eventuali sviluppi di fenomeni mafiosi che potrebbero imperversare tramite la web community e per ogni eventuale istigazione alla violenza su donne, proclamata proprio da gruppi facebookiani, che tanto hanno fatto tramortire ogni partito politico che si rispetti…o anche che non si rispetti.

Non possiamo fare altro che adeguarci. Seguire le moda è più forte di noi. Quindi piacevolmente ci adeguiamo ma non ci risparmiamo di essere sedotti dalla tentazione di cercare la differenza e trovare un "Principio" Facebook.

Guardiamo cioè la web community da altri punti di vista.
Facciamo una breve sintesi del passato e del futuro Facebook o, più in generale, degli utenti e del mondo online, cercando di capire cosa tale colossale community abbia fatto e farà delle menti umane.

Teniamo cioè in considerazione quello che Emily Brown e Paul Cairns, o anche il più vicino Chittaro, chiamano “immersione virtuale” e che in sintesi consisterebbe in un vero e proprio sprofondamento non solo con la mente ma anche col corpo all’interno del pc.

Conoscete già tale immersione e i suoi effetti e conoscete già la veridicità di tale teoria, accompagnata a quella della "fuoriuscita totale", relazionando internet, della nostra più profonda psiche. Non per niente il sesso virtuale è praticato dalla stessa percentuale che nega di averne subito il fascino.

Ma torniamo indietro, agli albori del fenomeno virtuale e delle conseguenza dell'immersione:
anonimato che rompe le barriere, timidezze superate, riscoperta di sé stessi, delle proprie capacità, ricerca delle emozioni perdute, e per finire i matti e disperatissimi studi degli psicologi per spiegare la mente virtuale e magari ricondurla pazientemente sulla retta via, fatta di asfalto vero: il reale.

Conclusione? Cambia la mente umana, il reale diventa il virtuale. Si vive cioè il virtuale e ci si rispecchia nel reale. Diventiamo ciò che saremmo sempre voluti essere. Ma le persone che ci circondano? Quelle fatte in carne e ossa, i cui volti sono a noi presenti sin dai tempi del commodor 64? Si accorgono di tale cambiamento? Si accorgono del nostro eroico e geniale valore? E soprattutto gli amici, gli ex fidanzati, i compagni di classe, secchioni ed egocentrici, coloro che pensavano che fossimo degli incapaci, sanno cosa siamo diventati?

Ecco, è il momento di dimostrare chi siamo poiché finalmente facebook ci da la possibilità, legittima, al contrario di altre web community, di guardare i loro volti con nomi e cognomi dinnanzi al benefico monitor. Quello stesso monitor che, più ancora dello specchio, ci fa sentire protagonisti e in vetta alle hit parade degli uomini più in gamba e sensuali del mondo.

E anche i nostri volti sono legittimamente davanti ai loro monitor, volti pronti a scagliare l’attacco comodamente seduti in poltrona. Legittimamente diciamo, quella legittimità che deriva da una nostra regolare iscrizione all’ufficio anagrafe, dovuta come fosse prevista dalla legge, per essere "in" sintonia con la tecnologia. Mentre nelle altre web community, è troppo esplicito, per noi che siamo quelli che non chiedono mai, lo scopo di fare amicizia…e "oltre".

Così su Facebook ci accingiamo: iscrizione, nome e cognome, partito politico, e per finire foto, tanti amici, del passato, del presente, online, offline, e anche amici conosciuti tramite internet che, però, appartengono ormai alla categoria degli amici reali e hanno quindi dimenticato il nostro valore, le nostre capacità.

L'abbattimento delle barriere, dello spazio ma anche dei pregiudizi e delle forme, la fiducia, la sicurezza di sé e la presa di coscienza, le scoperte. Chi può negare che internet abbia avuto un grande influsso positivo sulla persona? Ma ecco che arriva la delusione, un passo indietro nel tempo, una sintesi che ci riporta a quello che eravamo, nonostante proviamo con tutti gli sforzi a essere quello che fino a qualche giorno prima eravamo stati nel mondo virtuale ma che, indiscutibilmente, col tempo, ci avrebbe stancato.

La bacheca non libera completamente l’esplosione dei nostri ardori, proviamo così a confermare il nostro essere creando un gruppo che sarà il più numeroso di facebook. Ma iniziamo a tentennare nella creazione perché, silenziosi e pizzicanti, i pregiudizi, e le paure di essi, ritornano. Ok! Il gruppo è creato, la presentazione è delle migliori, invitiamo gli amici, una prima soddisfazione è provata. A 20 persone aderenti iniziamo a sentirci gestori della più grossa S.p.a d’Italia. Ma la paura del fallimento si fa ogni giorno più preoccupante. Piuttosto che essere il più grande gruppo della storia di facebook, il nostro, accumula ogni due giorni una persona in più, ma non c’è nulla da gestire se non volti e fotografie che non hanno niente da dire ma che, soddisfatti, continuiamo a contare ogni giorno. Il nostro lavoro finisce per essere quello di un semplice contabile della nostra stessa S.p.a. Contabile… di volti.

Ecco allora trovata una ratio a quel successo. Facebook mette un punto a tutta questa storia del virtuale e del "tutto il mondo intorno a noi", del nostro essere speciali. Mette un limite alla parola infinito, che è quella che meglio descriveva internet e le sue sfumature. Fa un passo indietro e inverte, nelle nostre menti, la normale posizione occupata dal virtuale nel mondo reale.

Facebook torna dunque per un istante a sminuire la nostra persona ai nostri occhi, torna quella persona che agli occhi degli altri già eravamo. E sminuisce tutto ciò che crea. Così le aziende, le redazioni giornalistiche, le band, i grandi personaggi, tutto ciò che su facebook diventa gruppo o account, riesce con una semplice registrazione, dovuta ormai per non essere “out”, a essere sminuito, perché vicino a noi.

Stessa cosa per il nostro passato. Diventiamo fan di miti, che ci appaiono davanti al monitor del mondo facebook, facendoci sognare per un brevissimo istante perché il passato è davanti a noi. Nientemeno che il nostro mito è davanti a noi e, insieme a lui, emerge il desiderio di far capire a tutti quanto siamo bravi e simpatici nella scelta degli idoli. Ma… tutto finisce lì, in un batter d’occhio, in una lettura o una adesione per diventare fan di Lupin o degli U2.

Ma come? Parlare con i nostri amici dei cartoon della nostra crescita era fra le cose che più ci piaceva fare, e la possibilità è lì davanti, quando, cascati dalle nuvole ma in cerca di qualcosa che manca, ci accorgiamo, dopo esser diventati fan di Lady Oscar, che non abbiamo nulla da dire.

Anche Barack Obama è li davanti a noi, possiamo parlargli a tu per tu, ma per dirgli cosa? Stessa cosa poi per Berlusconi o Veltroni o Fiorello o i ragazzi di radio deejey..insomma i famosi dell’Italia e del mondo che, avvicinandosi alle nostre umili realtà, sembrano non essere più interessanti e così inarrivabili.

Eppure su Youtube avevamo cercato la canzone di Heidy provando pure forti emozioni e le avevamo trasferite agli amici di qualche altra commmunity, all’interno di un sito o di un blog, e a cui avevamo tanto da dire, nonostante avessimo rivelato la nostra identità.

Cosa c'è di diverso? Di diverso allora Facebook ha la sua teoria.

Un mondo che chiude il cerchio ritornando a mettere le barriere, che riesce a sminuire ciò che prima internet era riuscito a potenziare, sentimenti o personalità. Un modo per farci tornare lì dove eravamo e come eravamo, normali. Che la mente virtuale si fosse stancata? Sicuramente è vero, com'è vero, di conseguenza, che la mente virtuale rischiasse di passare di moda, premonizione di facebook.

Così il contenitore non crea contenuto, uccide la fantasia, fa rientrare lì dov’è che deve stare la nostra più profonda psiche, che nei casi più estremi contribuiva, per contro agli aspetti favorevoli, a sviluppare fenomeni negativi quali quelli, per esempio, della pedofilia.

Chi crea grandi cose su internet studia ciò che vuole ottenere e facebook non mira a far relazionare gli utenti.

Ha deciso di ottenere il successo fine a sé stesso, qualcosa di fumoso, malleabile. E' il maggior successo poichè diviene contenitore che non contiene ma che crea contenuto al di là del suo mondo. Mira a una chiacchiera che si crea intorno a lui, senza in realtà contenerla.

Così serve a creare contenuto per la politica, per l’informazione, che ne fa ogni giorno una notizia. La nostra su Facebook non è una notizia perché, così come gli utenti facebook, siamo davanti a un fumo…in attesa di un arrosto che probabilmente non arriverà mai. E chissà che, come il fumo, anche Facebook non sia destinato a scomparire nel nulla...

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Tecnologia & Media