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L’Etna e il declino del turismo in Sicilia

Secondo numerosi ed autorevoli studi, l’industria del turismo risulta essere uno dei settori trainanti dell’economia siciliana. E’ opinione comune che tale settore però soffra di inadeguatezze politiche, sociali e imprenditoriali.
Infatti, le risorse di un territorio non sono di per sé attrattive turistiche. Le nostre montagne e il nostro mare, i beni archeologici e l’architettura delle nostre città non sono per loro natura competitive. In genere, la competitività di una destinazione turistica nasce dall’azione combinata e sinergica di risorse (naturali ed umane), infrastrutture, imprese, e tutte quelle attività di supporto direttamente connesse.
Appare evidente che non manchino risorse naturali; il punto di debolezza sta piuttosto nella mancanza di persone qualificate e orientate ai nuovi processi turistici, nell’inadeguatezza delle infrastrutture, nell’insufficienza degli operatori spesso incapaci di soddisfare il viaggiatore, nel disinteresse dei politici a concentrarsi sul turismo (in quanto meno sfruttabile in termini elettorali rispetto agli appalti o ai corsi di formazione), nell’imprenditoria sempre più svogliata ad investire (per problemi di criminalità organizzata o per poche prospettive offerte dal proprio governo).

Affinché il bene turistico possa attrarre flussi di visitatori (creare economia) è necessario che sia riconoscibile (o visibile) e soprattutto accessibile (o fruibile).

Gli esempi di tali problemi possono essere numerosi; l’Etna risulta essere l’emblema di una risorsa unica e rara (vulcano attivo più alto d’Europa) priva di adeguati strumenti per uno sviluppo turistico da sempre auspicato.

Prima di tutto, bisogna constatare l’eterna diatriba tra il Parco dell’Etna e gli altri “stakeholders”. Se la salvaguardia della natura è azione primaria, bisogna altresì trovare metodi alternativi e coerenti di sviluppo sostenibile. Verrebbe da pensare che l’Ente Parco operi come “freno” burocratico a tutte quelle attività turistiche (escursionismo, turismo invernale, progetto del “terzo polo”) trascurando il fine proprio (è frequente imbattersi in vere e proprie discariche in “area protetta” come più volte documentato dal portale EtnaSci).
Tale questione è speculare all’inadeguatezza politica incapace di agire in tempi brevi e con strumenti efficaci.

E’ il caso del Comune di Linguaglossa che, con una visione miope, è responsabile della tardiva ricostruzione (non tuttora completata) della stazione di Piano Provenzana, ormai abbandonata a se stessa.

Parrebbe opportuno che l’amministrazione non si giustifichi con alibi scontati e dia risposte concrete a tutta la cittadinanza.
Fatto ancor più grave è che lo stesso turista si accorge di tale malessere. E non è un caso che, nel periodo invernale, venga negata l’accessibilità al nostro vulcano per neve o ghiaccio mettendo in serio pericolo tutti i visitatori.

I lavori di manutenzione stradale ordinaria e straordinaria devono essere atti dovuti, indipendentemente di chi ha competenza su quelle arterie stradali (Provincia o Comune); in questo caso, l’imperativo morale (prevenire incidenti) deve essere superiore alle logiche economiche e stipendiali degli operatori.

I problemi fin qui esposti vengono amplificati da una classe imprenditoriale poco preparata e poco attenta al turismo. Se da una parte risulta quasi impossibile che un imprenditore investa sul vulcano (per vincoli paesaggistici, amministrazione assente, timore della mafia) dall’altro è auspicabile che quei pochi operatori già presenti adottino azioni più orientate alle reali necessità del turista-viaggiatore.
Non è una bella immagine vedere gli impianti di risalita chiusi per “troppa neve” o per mancanza di energia elettrica. E’ impensabile che nella stessa località ci siano diversi gestori (pubblici e privati). Non si fa pubblicità attraverso una politica dei prezzi paragonabile ai comprensori più grandi d’Europa.

Fin quando non si abbandona la “mentalità furbesca” tipica di noi siciliani, purtroppo saremmo destinati al regresso; al lento declino di tutti i nostri settori produttivi (ad esempio, la semplice chiusura degli impianti di risalita comporta una perdita economica per tutte le attività commerciali dei comuni limitrofi).

Mentre i siciliani si interrogano su quali strategie intraprendere, la nostra “Muntagna” ci osserva. Chissà se i suoi frequenti boati siano dei rimproveri. Anche Lei ha il diritto ad essere scontenta.

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