Pietro Taricone, il destino di un Personaggio
Beh, Pietro Taricone era destinato a diventare un personaggio. Senza mostrarsi in televisione quotidianamente, a partire dal giorno successivo alla sua uscita dal Grande Fratello, senza imporre la sua presenza nelle nostre case tramite la partecipazione a trasmissioni che contribuiscono non poco al successo dei reality, Pietro Taricone non lo abbiamo mai dimenticato. Anzi, si è fatto anche attendere e desiderare.
Nel 2000, anno della prima edizione del Gf, a trasmissione conclusa, avremmo voluto vederlo più spesso. Avremmo voluto ascoltare i commenti e le impressioni del personaggio più discusso dell’edizione, relativi alla sua esperienza nella Casa che aveva appena lasciato, alla vita che aldilà di quelle mura lo aveva atteso. Nel 2000 avremmo voluto vederlo nelle trasmissioni domenicali e non, giudicandolo alle volte un pò 'preso di sè' per le curiosità del pubblico che lui non soddisfaceva, poiché in quelle stesse trasmissioni non si presentava.
Poi, negli anni, noi italiani, pubblico medio, quasi stanchi e infastiditi dal Reality che si rinnovava e cambiava, divenendo sempre meno vero e semplice, avremmo voluto sapere quanto quel concorrente, ancora 'nominato', fosse cresciuto da allora.
Quello di Pietro Taricone era un nome destinato ad avanzare per rimanere, che gli italiani conoscevamo, era un volto che avevamo davanti e che eppure non si vedeva quasi mai, come la sua fama fosse direttamente proporzionale alla sua assenza.
Quanti concorrenti sono passati dal Grande Fratello, sin da quella prima edizione 2000? Quanti i nomi che, nonostante l’assenza di Pietro dallo spettacolo, ricordiamo con la stessa facilità con cui ricordiamo il suo, che abbinavamo al volto in ray ban, alla voce piacevolmente roca e a quel canino un po’ sovraelevato, che tanto fascino tenero regalava al suo sorriso.
Pietro Taricone diede subito i segni di essere un personaggio e, in un crescendo, confermò la sua forza comunicativa e non perché fosse muscoloso. L’impatto dei suoi muscoli non bastò di certo a mantenere la sua fama.
Era un personaggio proprio perché quegli stessi muscoli parlavano una lingua diversa rispetto a ciò che si sentiva dalla sua voce. Rispetto a ciò che normalmente riescono a dire quando si espongono in maniera irruenta. Quegli stessi muscoli, lo riconfermavano gli anni, negavano i pregiudizi sul belloccio con poco cervello e tutta ambizione e sete di successo gratuito. Difficile ammetterla già da allora, ma l’intelligenza di Pietro, già dai tempi del confessionale, si insinuava nell’opinione dei radical chic che la rigettavano a tutti i costi. E contemporaneamente, si insinuava nell’opinione dell’umile pubblico la sua genuinità.
Quanta capacità ha avuto Pietro di far ravvedere i telespettatori a cui magari non aveva fatto un granchè di simpatia per la sua apparente presunzione? Quanta capacità ha avuto di contraddire i pregiudizi di chi, prima e dopo, e soprattutto in quel Grande Fratello, lo snobbava? Un pò perché ragazzotto dai muscoli a vista, un po’ perché dall’accento meridionale, un pò perché concorrente di una trasmissione da subito additata come poco educativa e dai bassi livelli culturali, potenzialmente rappresentativa di ciò che il popolo può pericolosamente essere, cioè censore scadente delle sorti della televisione Italiana.
Pietro sembrava un ribelle ma ribelle non era. Di quella trasmissione è rimasto l’emblema pur riuscendo a scrollarsi di dosso quella pochezza che potrebbe rimanere marchiata nei concorrenti da reality e limitarne le carriere e la fama. Nella prima, nella seconda, nella terze e via via fino all’ultima edizione, 'o guerriero' è rimasto l’emblema di un Grande Fratello che ci piaceva, che, nelle edizioni successive a quella che lo ha visto concorrente, ce lo ha fatto rimpiangere perché ci mancava.
Nonostante sia stato fra i primi, se non il primo, nonostante i suoi muscoli siano stati seguiti da mille altri, i suoi mascolinismi e i suoi metodi di conquista siano stati triti e ritriti ma mai fluidi come l’originale, Pietro Taricone è rimasto nel cuore.
E’ entrato nel cuore quando in quel confessionale ci ha regalato le sue riflessioni sulla vita, i suoi monologhi fatti di domande che poneva a sè stesso e agli altri, in cerca di conferme che sembrava conoscere e in cui si accennavano appena innegabili sensibilità, in cui si intravedeva una sottile ricerca della felicità. E’ entrato nel cuore quando ci regalato lo stupore di vederlo nei panni di un attore serio e impegnato nell’interpretazione di un personaggio che a stento riuscivamo a dimenticare nascondesse Pietro.
Un bullo apparente dalla diplomazia e oratoria diretta e invidiabile. Contrariamente a quanto tutti noi avremmo pensato, non ha bruciato il suo successo, nonostante fosse entrato Pietro Taricone e fosse uscito come Il Pietro Taricone, terzo classificato e vincitore morale del Grande Fratello. Una vittoria che gli abbiamo attribuito, pubblico pro e contro, quando durante l’uscita dalla Casa abbiamo letto nel suo volto una passione irrefrenabile, impari a quella di ogni altro concorrente. Lo ricordiamo stupito, felice, emozionato e grintoso e soprattutto vero, come l’unica vera edizione del Grande Fratello. Quella in cui i concorrenti sconoscevano il successo che stavano riscuotendo aldilà delle mura, quella in cui le emozioni dei concorrenti non erano pilotate e indotte, non erano retoriche nè sensazionalistiche e ricercatamente complicate. Erano quelle che ognuno di noi poteva toccare con mano nella vita. Quella prima edizione è firmata Pietro: semplice, ingegnosa, spontanea, aleatoria, affascinante e curiosa. Straordinariamente Pietro Taricone, nonostante fosse l’emblema del Gf, era diventato un personaggio che prescinde dal reality, il cui nome non aveva stancato, un mix tra un mito e una persona che conosciamo da sempre.
A sentirlo come amico soprattutto il suo pubblico coetaneo, appartenente agli anni '80 -'90. Quegli stessi anni che per qualche misterioso motivo sembrano siano stati riportati nel 2000 da Taricone sullo schermo.
Su quello schermo, su cui ancora una volta, dopo dieci anni, desidereremmo vederlo per sapere da lui, che alle volte rischiava di diventare un saggio, cosa ne pensa di questa esperienza che è la morte, di queste mura che ci sono oltre la vita e che, siamo sicuri, ha attraversato con la stessa passione e la stessa semplicità. Per chiedergli cosa ne pensa di questa lunga esperienza che come ogni personaggio l’ha portato a farsi piacere o non piacere, a far parlare di sè, come un personaggio intelligente lo ha portato a farsi apprezzare da pubblico e critica e che come ogni personaggio destinato a rimanere per sempre, lo ha portato a farsi amare da tutta l’Italia.
