Accertamenti dell’Asp per ricostruire esposizioni e individuare possibili fonti
L’Azienda sanitaria provinciale di Palermo ha comunicato l’avvio delle indagini epidemiologiche sui casi di legionellosi segnalati dalle strutture ospedaliere della provincia, con l’obiettivo di ricostruire le esposizioni dei soggetti interessati e valutare la possibile presenza di fattori di rischio comuni.
«sono in corso le usuali indagini epidemiologiche sui casi di Legionellosi segnalati dalle strutture ospedaliere, con l’obiettivo di ricostruire le esposizioni dei soggetti interessati e valutare l’eventuale presenza di fattori di rischio comuni»
Secondo quanto comunicato dall’Asp, le verifiche mirano inoltre a identificare, dove possibile, la fonte di esposizione. In una nota l’Azienda precisa che, sulla base delle prime risultanze disponibili, non risultano al momento elementi che colleghino i casi alle strutture coinvolte nelle recenti verifiche; gli accertamenti continueranno per acquisire e valutare in modo completo i dati clinici, epidemiologici, microbiologici e ambientali.
Nel corso del 2026 sono stati caricati nel portale nazionale (Premal + 24) un totale di 53 casi di legionellosi nella provincia di Palermo, con la seguente ripartizione mensile: 5 a gennaio, 3 a febbraio, 4 ad aprile, 7 a maggio, 2 a giugno, 7 a luglio, 10 ad agosto, 10 a settembre e 5 ad ottobre. L’anno precedente i casi segnalati nello stesso territorio erano stati complessivamente 64.
- Ricoveri: un uomo di 45 anni è attualmente ricoverato in terapia intensiva all’Ismett per polmonite da Legionella; le sue condizioni sono indicate come stabili ma la prognosi resta riservata ed è stato necessario l’impiego di ECMO.
- Dimissioni: un secondo paziente giunto al pronto soccorso per infezione da Legionella è già stato dimesso.
- Estate 2026: nella stagione estiva circa una decina di persone si sono ammalate per legionellosi nella provincia; per cinque di loro è stato necessario il ricovero e il trattamento con ECMO.
L’attività investigativa in corso prevede il raccordo tra dati clinici e accertamenti ambientali per tentare di identificare eventuali fonti comuni di esposizione, come impianti idrici o sistemi di condizionamento, ove emergano elementi che lo giustifichino.
Le autorità sanitarie territoriali continueranno a monitorare la situazione e a raccogliere le informazioni necessarie per completare le verifiche epidemiologiche e microbiologiche.