Una domanda prima di ogni provvedimento: chi finisce davvero in ospedale?
Nel contributo pubblicato su Livesicilia, il dottor Giorgio Trizzino indica nei ricoveri impropri una delle criticità più pressanti per la sanità siciliana. Secondo il medico, la questione non si risolve con semplici ordini alle aziende sanitarie di ridurre gli ingressi ospedalieri: è necessario ricostruire la capacità del territorio di prendersi cura dei pazienti prima e dopo la degenza.
Trizzino sottolinea che, prima di tutto, chi programma il sistema sanitario dovrebbe individuare quante persone finiscono in ospedale perché non hanno alternative sul territorio e quante invece vi approdano per reale necessità clinica. Solo una fotografia accurata dei bisogni, scrive, può guidare interventi appropriati.
Dove intervenire: tre nodi critici
- Assistenza domiciliare: molte patologie croniche e pazienti complessi potrebbero essere seguiti a casa, riducendo il ricorso al ricovero.
- Strutture intermedie: reparti di lungodegenza e strutture di transizione aiuterebbero a evitare posti letto occupati da chi necessita solo di assistenza non acuta.
- Dimissioni protette: potenziare i servizi post-dimissione per garantire continuità assistenziale e prevenire nuovi ingressi.
Nel testo si evidenzia come il sovraffollamento dei pronto soccorso e la pressione sui reparti derivino anche da una risposta territoriale insufficiente: famiglie costrette a farsi carico di bisogni assistenziali, anziani con fragilità non supportati da servizi domiciliari, pazienti cronici senza percorsi dedicati.
Un criterio di fondo: la cura più appropriata, nel luogo giusto
La proposta avanzata è di costruire un sistema che garantisca a ciascun cittadino la cura più appropriata, «nel luogo giusto e nei tempi necessari»; un obiettivo che passa da programmazione e investimenti su assistenza territoriale, reti di cure intermedie e supporto alle famiglie.
Trizzino invita inoltre a evitare approcci esclusivamente prescrittivi rivolti ai direttori generali delle aziende sanitarie: senza una rete territoriale rafforzata, gli ospedali continueranno a subire la domanda di cura che altrove non trova risposta.
Il contributo è pubblicato nella rubrica «La sanità che (non) vorrei», che invita i lettori a partecipare condividendo esperienze via email a direttore@livesicilia.it.